I primi 20 anni della moneta unica (€)

Il 2 gennaio 2002 nasceva ufficialmente in Europa l’era dell’Euro, oggi che siamo nel 2022 possiamo tracciare un bilancio sulla moneta unica.

Un po’ di storia però non guasta ed allora ci piace ricordare che per avviare il processo di sostituzione delle 12 valute nazionali dei Paesi membri all’epoca dell’area dell’euro, furono stampati in tre anni più di 15 miliardi di banconote, una quantità di foglietti sufficiente a ricoprire 15.000 campi di calcio (fonte Il sole24ore).

In questi venti anni la moneta unica ha aumentato la sua circolazione passando dai 12 stati iniziali agli attuali 19 ovvero Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna. Oggi l’Euro è la valuta ufficiale di 340 milioni di cittadini europei.

Questo primo ventennio di storia delle banconote e delle monete della valuta unica europea è stato costellato da crisi di crescita: la Grande crisi finanziaria-bancaria del 2008-2009, la crisi del debito europeo nel 2010-2012 e ora la crisi pandemica Covid-19.

Il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe ha dichiarato che «l’euro ha rafforzato le sue fondamenta nel corso degli ultimi venti anni. Ha dimostrato la sua tempra nell’affrontare grandi sfide e grandi crisi» e non possiamo che essere d’accordo. Infatti a difesa, tutela e prosperità della moneta unica sono nate nuove istituzioni finanziarie europee come l’SSM per la vigilanza bancaria unica europea, l’SRB per la risoluzione unica bancaria europea, prima l’EFSF e poi l’ESM per assistere gli Stati in difficoltà e il percorso di crescita è stato sostenuto da nuovi strumenti europei come il QE (quantitative Easing) per la politica monetaria, il TLTRO (Targeted Longer-Term Refinancing Operations) per i prestiti a medio-lungo termine, il SURE (Supporto agli Stati Membri per aiutare a proteggere i posti di lavoro e i lavoratori) per sostenere l’occupazione, EFSI (European Fund for Strategic Investments) e il doppio piano Juncker attraverso la Bei per potenziare gli investimenti, il NGEU (Next Generation EU), meglio noto in Italia con il nome informale di “Fondo per la ripresa e Recovery Fund” con l’emissione di eurobond, una sorta di debito comune europeo, per la ripresa economica post-pandemica.

Tutto questo ha reso l’euro una moneta di livello internazionale, solida nel cambio e, fino ai tempi pre-pandemici, stabile nei prezzi e questi traguardi sono stati tagliati senza unità fiscale, senza una difesa unica europea né una politica estera unica dell’area dell’euro, in altre parole e senza infingimenti può definirsi un miracolo economico, un successo contro ogni previsione voluto con forza dalla classe dirigente che vi scommise e tutti i cittadini europei che ogni giorno ne fanno uso senza rimpiangere i vecchi coni. Ed è così cresciuto che nel luglio 2021 in Bce è decollato l’ambizioso progetto per la creazione dell’euro digitale, ovvero la moneta elettronica emessa dalla Banca centrale europea. In autunno la Bce ha avviato l’istruttoria, un’indagine che durerà due anni per soppesare in grande profondità i pro e i contro della digitalizzazione dell’euro. La moneta unica europea si tiene così al passo con i progetti di digitalizzazione delle altre grandi valute sue rivali, pronta a surclassare e primeggiare all’avanguardia dei sistemi di pagamento elettronici mondiali.

L’euro digitale affiancherà le banconote, non le sostituirà. Ma a differenza del contante, l’euro digitale potrà essere usato non solo per scambiare denaro tra persone o per gli acquisti presso gli esercizi commerciali, ma anche per le spese online: ed essendo una passività della banca centrale, non avrebbe alcun rischio – di mercato, di credito, di liquidità – come le banconote.

Ma proprio perché le banconote non si estingueranno ancorché qualcuno lo vorrebbe, la Bce ha lanciato nel 2021 un altro grande progetto: una nuova veste grafica alle banconote in euro, che sarà decisa nel 2024 dopo un’ampia consultazione e collaborazione diretta con i cittadini. La Lagarde in merito ha così dichiarato: <<Dopo vent’anni è il momento di rinnovare l’aspetto delle nostre banconote affinché i cittadini europei di tutte le età e provenienze vi si possano riconoscere».

Sembra lontano l’accordo di Maastricht del 1992 ed invece è sempre lì, sempre vivo che punta alla definitiva integrazione europea, le tappe sono sempre molte e difficili, perché un conto è girare con una moneta uguale nei 19 stati membri, un altro è il mercato dei capitali unico, l’unione fiscale con la figura del ministro del Tesoro europeo, la difesa e la politica estera unica.

Premesso tutto ciò, da europeisti convinti, ci piace ricordare che tutti questi traguardi ancorché siano stati entusiasmanti hanno lasciato molte perplessità e disuguaglianze a cui si devono dare risposte immediate e serie, alcuni esempi di un lotto ben più grande:

  • La scolarizzazione e la cultura sempre più a rischio, con i giovani che sempre più in massa abbandonano la scuola e con troppa difficoltà accedono al mercato del lavoro;
  • La tendenza, aggravata esponenzialemente con covid-19, all’isolamento sociale in tutte la fasce di età, con l’aggravamento di usufruire delle nuove tecnologie in maniera insana trasformando il virtuale in una sorta di bolla reale;
  • Che nell’Unione Europea si stima 700 mila persone non abbiano una casa e siano costrette a dormire per strada o in rifugi di emergenza, il 70% in più di 10 anni fa (fonte eurostat);
  • che i poveri nel pre-pandemia erano stimati in 75 milioni, adesso in piena pandemia le stime sono ferme…perchè è vergognoso stilarle ed ancor di più raccontarle;
  • che la popolazione povera spende oltre il 40% del proprio reddito per l’abitazione, Fonte: FOURTH OVERVIEW OF HOUSING EXCLUSION IN EUROPE 2019 Fondation Abbé Pierre – FEANTSA);
  • che 20 milioni i bambini vivono sotto la soglia di povertà (fonte eurostat)
  • Che oltre 30 milioni sono le persone disoccupate anche se le stime ufficiali dichiarano meno;
  • che la disuguaglianza dei redditi è ai massimi storici in Germania. Nonostante dieci anni di crescita e un boom economico segnato dall’aumento dei salari, cresce il divario tra ricchi e poveri. Lo dice un rapporto uscito oggi della Fondazione Hans-Böckler, figuriamoci negli altri stati membri.

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Pubblicato da marco monaco

Consulente aziendale per l'organizzazione ed il marketing, Medaglia d'oro Avis - donatore di sangue. Presidente di Promosferae Ass.ne Promozione Sociale, organizzazione no profit che si occupa di sociale, formazione, ambiente. Scrittore e fotografo per diletto

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